Segreti e misteri delle nuove tendenze della moda

Giovedì 31 gennaio, nell’aula magna dell’accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como che ospita lo IED, istituto europeo di design, si è svolta la presentazione dei “Quaderni tendenza” da parte dell’agenzia Nelly Rodi di Parigi.
Sono stati presentati nuovi mood, colori, materiali che, sicuramente, vedremo nelle vetrine dei negozi o nelle collezioni degli stilisti di tutto il mondo nei prossimi anni.

Le presentazioni delle future tendenze per le stagioni 2020-2021 rappresentano per i produttori ed i buyers del settore l’opportunità di prevedere il futuro, come si potesse guardare in una sfera di cristallo ed indovinare i nuovi segmenti di business.

Ma come sapere quali abiti, scarpe, accessori indosseremo fra qualche anno?
Chi decide quali saranno le linee, i volumi, i colori, i tessuti, gli accessori delle prossime stagioni?Ebbene, esistono agenzie di consulenza che cercano e creano tendenze ed influenzano i creativi.

Una di queste è la Nelly Rodi appunto, che ha sedi a Parigi, New York e Tokyo, una fra le più importanti del mondo. Oppure, la Human B, anch’essa di New York o, ancora, l’italiana BrandinItaly, a Milano.

Ma, nello specifico, di cosa si occupano queste agenzie?
In primo luogo, studiano i comportamenti e i cambiamenti sociali in tutto il mondo e conducono indagini di mercato.

Hanno uno stuolo di “cool hunter”, cacciatori di tendenze, professionisti che girano le Capitali, individuando nuovi stili in voga in quel momento, provenienti dalla strada o visitando mercatini, mostre d’arte, concerti, locali modaioli. Cercano, così, di prevedere le necessità del mercato.

Sono raffinati osservatori che hanno maturato competenze varie nella moda, passeggiano per le strade, armati di macchine fotografiche e block notes, documentando ed annotando ogni dettaglio che pensano potrà servire alla loro ricerca.

Il materiale reperito in tutto questo lungo ed estenuante peregrinare viene, poi, rielaborato e raccolto in quello che, in gergo, è chiamato “Fashion book”, il libro della moda.

Questi fashion books vengono venduti in anteprima nelle grandi fiere del settore come “Premiére vision” a Parigi e “Milano Unica” a Milano.

Qui, giovani designers girano per gli stands alla ricerca delle primizie in fatto di tessuti, materiali alternativi, accessori e comprano questi books di tendenze.

Senza dubbio, un trend che sta prendendo piede fra le nuove generazioni, i cosiddetti millenials, è l’utilizzo di oggetti di recupero. Pertanto, le parole d’ordine sono: riciclo, salvaguardia del pianeta dall’inquinamento globale, dallo spreco che abbiamo vissuto nei decenni passati, attenzione al mondo animale (da anni, ormai, rigorosamente bandite le pellicce), no al consumo eccessivo di carne nell’alimentazione e semaforo verde al ritorno a valori tradizionali che riconducono alla protezione dell’ambiente che ci circonda.

Città meglio pensate, a misura d’uomo e che mettano in primo piano il cittadino, la tutela dello spazio in cui vive, priorità alle nuove famiglie con figli, cui destinare parchi di nuova concezione e mezzi pubblici che non inquinino.

Ma tutto questo come si riflette nel mondo della moda?
Di certo, con la nascita di nuovi brand attenti all’ecosostenibilità dei processi produttivi, con l’obiettivo, in primis di ridurre il consumo di acqua.

Questi marchi investono nella ricerca di tessuti naturali, stampati con colori non tossici e che non inquinino le acque reflue, risultando nocive per l’ambiente e le persone. Usano pellami dalla tracciabilità trasparente, fanno in modo di ridurre l’emissione di CO2.

Ci sono aziende che verificano direttamente la buona condotta dei fornitori. Assicurando la totale qualità e affidabilità dei prodotti, verificano le condizioni di lavoro anche di tutti i lavoratori coinvolti nella filiera.

Ci sono anche brand avanguardisti, come “Colville”, che producono pochissimi pezzi e li numerano per non impattare sull’ambiente e creare spreco.

Tornando alle tendenze, quindi, si riaffacciano i tessuti con fibre naturali, con stampe a fantasie floreali e persino gigantografie nelle quali la natura è protagonista, con una mescolanza surreale di soggetti (per citare un esempio che mi ha particolarmente sorpreso, un granchio tra i fiori della campagna).

Il nuovo e futuro pubblico si interroga sul tema della “diversità”, intesa sia come biodiversità che diversità di genere. Pertanto, alcuni designer travalicano dall’universo femminile a quello maschile, mescolandoli e confondendone i confini.

Ci si concentra sulla sensibilità maschile che non è, sia chiaro, identica a quella della donna ma pur sempre una sensibilità finalmente delicata, un’evoluzione del modo di vedere la mascolinità.
Quindi, ecco fare la loro comparsa motivi floreali anche in stampe destinate all’abbigliamento maschile, giacche fiorate e tessuti lucidi, oppure motivi tipicamente maschili, riportati su tessuti delicati (come i rasi) e destinati all’abbigliamento femminile.

La palette dei colori spazia fra le varie nuance del rosa, viola, colori più autunnali, quindi i verdi più scuri del sottobosco, le terre ed i marroni un po’ caramellati.

Vedremo un ritorno dello stile folk con ispirazioni che ci vengono dai Paesi nordici oppure quelli baltici e che ci riportano alla memoria i fiordi, i ghiacciai, la tundra.

Linee che riprendono gli abiti tradizionali contadini, quindi maniche arricciate e voluminose, abiti che ricordano un po’ quelli della nonna, degli inizi del secolo scorso.

Merletti, volants, ricami che ci arrivano dai disegni impressi sui mobili dei coloni che partivano per l’America alla fine del 1800, realizzati con filati tecnici.

La palette colori di questa ispirazione è costituita dai bianchi che vanno dal ghiaccio al bianco sporco, i blu, i rossi, il verde cedro.

I materiali sono grezzi, fibre voluminose che creano tessuti morbidi, dall’effetto “peloso” (si pensi, ad esempio, a tessuti come il crep pesante).

Alla filosofia della sostenibilità si affianca una società che ama stare all’aperto. Per cui, ecco comparire lo sportswear con capi molto pratici, comodi, quindi linee ampie, colori vivaci che si alternano a quelli più delicati o ai grigi o ai neri metallici.

È difficile immaginare quale grande lavoro di ricerca stia dietro ad un capo di abbigliamento che vediamo fare capolino dalle vetrine del centro o indosso agli influencer!

Mi viene in mente una scena memorabile di un film che io non mi stanco mai di guardare ogni volta che ne abbia l’occasione: “Il diavolo veste Prada”. Quanti, tra coloro che amano il mondo del fashion, non lo hanno visto?

In una scena, Miranda Priestly, interpretata da Maryl Streep, capo redattore di una famosa rivista di moda, raggela una spaventata Andrea Sachs, interpretata da Anne Hathaway, dopo un suo commento irriverente ad un abito. Le elenca tutti gli steps che si susseguono, partendo dalla ricerca di cui vi ho raccontato in questo articolo e dalle persone che lavorano per far in modo che un capo sfavilli sotto le luci della vetrina. Sia essa quella di un brand di grido, fino ad arrivare ai grandi magazzini da cui proviene il maglioncino di cattivo gusto, che Andrea indossa con non curanza.
La moda è passione, fatta di persone che la amano ciecamente. È un’amante molto esigente che richiede tanta abnegazione.

Le tendenze posso essere diverse, dettate da molti percorsi esplorativi. E quello di cui vi ho raccontato oggi è uno degli innumerevoli possibili.

Prossimamente, in questa rubrica, approfondiremo ancora le tendenze, i temi ed i personaggi che fanno moda e fanno la moda.

#Moda #Fashion