Passando da San Vitale 122 con Fabio Blanco

“San Vitale 122”. Ho letto prima il titolo di questo libro. Ero incredibilmente incuriosito. Poi ho scoperto, con meraviglia, che l’autore era persino una persona a me molto cara. Sto parlando di Fabio Blanco, amico e collega in alcune esperienze cinematografiche che ho vissuto, tra cui la più entusiasmante, le riprese del lungometraggio “RS-Ricerche Speciali”, di cui Fabio è regista.

Ho letto il libro di Fabio e, poiché mi ha colpito profondamente, ho insistito affinché potessi intervistarlo per voi, carissimi lettori di Como For You, consigliandovi la lettura di questo libro. Io lo definisco un po’ autobiografico, “di sfogo”, per alcune esperienze che ci narra Blanco, esperienze crude, forti, ma terribilmente profonde e riflessive.

Prima di farvi addentrare in questo vortice di ricordi e percezioni che è il libro, vorrei che fosse proprio il suo autore a incuriosirvi, grazie a questa serie di domande che ho preparato per lui, e che spero, possano stuzzicare la vostra curiosità.

Eccoci qui Fabio. Una nuova avventura, del tutto inedita per te: un libro. Come hai partorito questa idea?

Ho sempre utilizzato la scrittura come una piccolissima valvola di sfogo. Un momento in cui parlare e dire la mia senza censura e senza paura dell’opinione della gente. Poi questa piccola valvola di sfogo è diventata una necessità. “San Vitale 122” nasce da questa necessità.

Il bisogno di dire la mia, anche a costo di far del male. Ho vissuto anni difficili, momenti poco “sani” e, con il tempo, tutte queste scorie erano rimaste dentro senza possibilità di filtrarle. Poi ho iniziato a scrivere… e credo che non smetterò. Del resto, è più facile che girare film, per lo meno è a costo zero! ☺

“San vitale 122”, un titolo particolare. Spiegaci le origini e il motivo di chiamare con questo nome la tua opera

San Vitale 122 è una via di Bologna. Io vivevo lì. Era un ritrovo per tutti e tutto. Un mini-centro sociale dove giravano persone di ogni tipo e razza e, ovviamente, tanta droga. Ho pure scoperto che, anni dopo, addirittura quella stessa casa è stata occupata. Noi, per lo meno, pagavamo l’affitto! Prendemmo la casa completamente vuota, arredandola con mobili trovati in giro per strada o nei bidoni della spazzatura. Io stesso dormivo su un materasso che proveniva dal carcere di Bologna. Diciamo che questi sono stati anni davvero duri, in cui mi sono specchiato nell’abisso più volte. Mi sono confrontato con il dolore, la solitudine e l’estrema povertà. Lavato per mesi con acqua fredda, mangiando solo roba in scatola perché non avevamo gas e luce. Insomma, era come essere dei barboni, solo con un tetto sulla testa. Non era poi tanto male. Ai tempi si rideva e si scherzava su questa situazione di merda ma, in realtà, lacerava dentro e me ne sono accorto solo tanti anni dopo, quando abbandonai quella casa e quella vita, ma portai dietro tutte le scorie di quell’esistenza.

Naturalmente, in questo libro parliamo di te e del tuo passato. Ma c’è un messaggio particolare che hai voluto lanciare ai tuoi lettori?

Le coscienze delle persone sono bidoni dell’immondizia che non si svuotano mai. La gioia per la futilità ci salverà da tutti i mali.

Molti dei pensieri, concetti e riflessioni ti appartengono in quanto essi sono correlati ai tuoi ricordi. A mio avviso, credo che molti di essi siano simili a quelli di tante altre persone. Quando hai scritto questo libro hai mai pensato al parallelismo di questo confronto con la società che ci circonda?

Devo essere sincero, il mio libro è stato scritto di getto. In diversi momenti, ma tutti molto intensi e forti. Ho solo pensato egoisticamente a me stesso e al bisogno di vomitare su carta il mio malessere. Molte analisi e spunti che potrebbero riguardare parallelismi vari sono venuti fuori in un secondo momento. Su una cosa hai ragione: sono pensieri comuni. Ma pensarli, scriverli e addirittura pubblicarli non è da tutti. Il mio libro, per i suoi contenuti, è stato rifiutato da molti. Altri hanno provato a censurarlo. La mia casa editrice, Letteratura Alternativa, nella figura di Romina Tondo, che ringrazierò per sempre, si è presa cura del mio libro come fosse il suo. Rispettando il mio sfogo e il mio pensiero, senza giudicarlo. È stata una delle prime persone che ha creduto in “San Vitale 122”, insieme all’autrice Ilaria Nicciana, sua la postfazione del mio libro. Ilaria ha spinto su di me e sul mio libro quando ancora era una piccola bozza sul mio computer ed io non ero ancora uno scrittore.

Io ti conosco come regista ed il cinema è sempre stata la tua prima vera grande passione. Quanto di quest’arte ha influenzato la tua vita, i tuoi spunti, le tue riflessioni?

All’età di 16 anni, quando ancora non sapevo assolutamente cosa fare della mia vita, vidi per la prima volta, su Rete 4, a notte fonda, il film di David Lynch, Fire Walk With Me!

Fu la rovina della mia vita. In quel momento decisi che volevo dedicare la mia vita all’arte, al cinema. Cinque tatuaggi dopo, tutti legati a quel film, capii che Dio, il giorno che distribuiva le vite d’ufficio e i lavori sicuri e ben pagati come medico o avvocato, aveva scelto per me la vita di stenti dell’artista e l’insofferenza del non sentirsi mai soddisfatto e ricercare ovunque il bello e l’ispirazione, anche dove non esiste per la gente comune. Quindi, per rispondere alla tua domanda, il cinema mi ha rovinato la vita! Ma in positivo!

Quali sono state le principali difficoltà che hai riscontrato nel creare questa serie di concetti? Parlare di sé in totale sincerità, spesso con un linguaggio così diretto ed esplicito, non ti ha recato nessun tipo di ostacolo?

La verità genera sempre instabilità. La mia è una verità su carta di situazioni che ho vissuto in prima persona. Ognuno di noi è al corrente del male che fa e il male che riceve. Lo sappiamo tutti. Ogni minuto della nostra vita. Ogni secondo. Chi mi conosce dice che ha letto il libro immaginandosi la mia voce. Chi non mi conosce ha elogiato il coraggio e il modo di scrivere che è una calamita che attira, pagina dopo pagina. Forse sarà per i miei periodi semplici e diretti, poco descrittivi, che lasciano molto spazio all’immaginazione del lettore. Altri hanno sentito la sofferenza, la dolce amara nostalgia e malinconia che domina ogni frase. Un paio di persone hanno fatto di alcune frasi dei piccoli tatuaggi. Ma non ho ancora litigato con nessuno. Le persone coinvolte nei fatti e nella storia hanno letto il libro…e mi parlano ancora. Direi che se sei consapevole del tuo male e lo metti a nudo, pochi avranno qualcosa da ridire. Qualche cattolico più praticante mi ha rimproverato per le bestemmie. Ma fino a qui tutto bene…

Ora un libro, domani che ne sarà? Hai progetti per il futuro? Continuerai a scrivere o ti dedicherai al cinema? Oppure, cosa ancora più interessante, pensi che un libro del genere possa essere adatto ad una trasposizione cinematografica?

Al momento ho iniziato un’accademia di recitazione cinematografica a Milano. Dopo tre film da regista e un libro, ho deciso di lavorare su me stesso, puntando il fuoco su tante mie paure e vergogne che, con questo corso, sto iniziando ad affrontare o comunque, provare a convivere con esse nella maniera meno dolorosa possibile. Per me il cinema è sempre stata la risposta alle mie domande, il mio confessore, il mio psicologo. E a 32 anni ho scoperto ancora tantissime cose che ignoravo o che avevo tenuto nascoste in zone remote del mio cervello.

Sto scrivendo il mio secondo romanzo, un altro pugno sulle gengive dei sognatori e dei perbenisti a tutti i costi. Il cinema è la mia vita e “San Vitale 122” l’ho già girato, vissuto e proiettato, ma sulla carta e non sugli schermi. Non mi piacerebbe vedere una trasposizione del mio libro e non la vorrei mai fare, perché alcune cose vissute sono uniche. Riprodurle nuovamente sarebbe come tirare una seconda volta il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel valga. Come vedi, non distinguo più il cinema dalla vita reale.

Ultima domanda: potessi tornare indietro, riprenderesti esattamente tutte le stesse scelte o c’è qualcosa in particolare che cambieresti?

Se potessi tornare indietro, caro Alex, non mi avresti mai conosciuto e non saremmo nemmeno qui a parlarne. Cambierei tutto. Soffrirei di meno e non starei di certo a parlare delle mie stronzate e sofferenze pubblicate su carta. È il mio sogno. Venderei l’anima al diavolo per tornare indietro e cambiare tutto, ovviamente mantenendo il ricordo del presente. Ma purtroppo solo il cinema può. E allora non mi resta che continuare a fare quello che faccio, mettendoci più cuore possibile e amandomi di più.

Il tempo con Fabio si conclude qui, lo ringrazio per avermi concesso questa intervista.

Ricordo che “San Vitale 122” è in vendita su Amazon. Consiglio questo libro a tutti gli amanti dei contenuti profondi e riflessivi, a quanti vogliano farsi stordire da una valanga di emozioni che sicuramente, per la loro similitudine con molte delle situazioni narrate, smuoveranno molti preconcetti di vita, di “giusto e sbagliato”, di amore e di odio.

Un libro capace di stenderti per la sua spontaneità, per la sua ironia e sua drammaticità: pezzi di un puzzle che compongono un’opera priva di filtri, capace di stravolgerti il pensiero e accarezzarti il cuore. Perché, non va dimenticato, in queste pagine scorre arte e poesia, frammenti di una vita ricordata da una coscienza che oggi ha rivendicato la sua esistenza e la sua fragilità.