Mente, Corpo e Spirito. Insieme a Marco Poli scopriamo i principi del Counseling

Il Counseling è un intervento di supporto nei confronti di individui con problematiche di varia natura (come problemi relazionali, perdita del lavoro o malattie croniche) Oggi per la nostra rubrica avremo come ospite una persona esperta del settore e professionista del campo che ci parlerà di questa importante e delicata tematica.

Benvenuto a Marco Poli, Presidente dell’associazione La Fenice APS. È un piacere averti ospite per Como for you. È singolare, se non particolare direi, l’argomento di cui andremo a trattare insieme. Parleremo, infatti, di counseling. Comincerei spiegando ai nostri lettori cosa significa essere counselor e quali siano i principi sui cui si basa questa figura. Che ne dici?

Il Counseling è una relazione d’aiuto che, muovendo dall’analisi della crisi del cliente, si propone di costruire una nuova visione e di attuare un piano di azione per realizzare le finalità desiderate dal cliente (prendere decisioni, migliorare relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire emozioni e sentimenti, superare conflitti). Il counselor è il professionista che, mediante ascolto, sostegno ed orientamento, migliora le relazioni interpersonali (la relazione di ogni persona con se stessa), ed extra-personali (le relazioni nella coppia, nella famiglia, nei gruppi, nelle formazioni sociali e nelle istituzioni).

Come ti sei avvicinato a questa professione? Cosa ti ha spinto a sostenere questa causa?

Il mio è un percorso abbastanza tortuoso e arzigogolato. Ero prossimo alla laurea in biotecnologie mediche e avevo appena terminato il tirocinio in genetica medica presso il San Gerardo di Monza, quando ho attraversato una mia crisi personale e lavorativa. Nonostante comprendessi l’utilità della mia professione nel risolvere il malessere tramite la cura delle malattie, mi sono chiesto “ma io voglio davvero passare la mia vita in un laboratorio?” e ho iniziato a domandarmi altresì come avrei potuto lavorare per portare benessere in altri modi. Mi sono imbattuto in una nuova scuola di counseling ed ho scoperto che non solo mi avrebbe dato strumenti per stare meglio in prima persona, ma che avrei potuto pure farne una professione. Affiancando lo studio del counseling a un nuovo percorso universitario (mi sono laureato in sociologia con specializzazione magistrale nell’indirizzo psicologico), mi sono diplomato counselor relazionale e ho cominciato a tenere seminari di crescita personale e colloqui individuali.

Vedere i miei clienti riuscire a dare una svolta alla propria vita, costruirsi relazioni più soddisfacenti o riuscire ad affrontare positivamente le sfide lavorative che avevano incontrato è una cosa che tuttora mi riempie di gioia.

Da non molto hai creato un’associazione e istituito una scuola dedita alla formazione e all’insegnamento dei principi di counseling. Come è nata questa idea?

A gennaio, insieme ad alcuni cari amici, ho aperto l’associazione di promozione sociale “La Fenice APS”. Il nostro scopo è accompagnare i soci, attraverso le nostre conoscenze e le nostre competenze, in una trasformazione che sia per loro non solo desiderata ma anche e soprattutto utile e orientata al loro benessere, declinato in tutte le varie dimensioni della persona, attraverso la scoperta e la riscoperta di nuove e vecchie risorse. A questo scopo, i pilastri su cui si fonda l’associazione sono tre: Mente, Corpo e Spirito.

All’interno dell’associazione abbiamo poi dato vita a un quarto pilastro che è quello della formazione: la nostra scuola triennale di counseling sociologico integrato.

Come si struttura la scuola? Quali sono le fasi che ogni vostro allievo dovrà affrontare nel corso del suo programma scolastico?

Il percorso di studi de “La Fenice – Formazione” è triennale e si articola in lezioni della durata di un weekend al mese. Il percorso formativo permette di conseguire, al termine di ogni anno accademico, competenze specifiche. In particolare, ogni anno del corso ha un focus ben determinato. Nello specifico, il primo è incentrato sul sapere, il secondo sul saper fare e il terzo sul saper essere.

Il piano formativo prevede le seguenti aree tematiche: counseling, sociologia, pedagogica e sviluppo, analisi transazionale, filosofia, fisiologica e bioenergetica e, per finire, un’area creativa. Ogni area è gestita da uno o più docenti specifici, in modo da permettere agli studenti di confrontarsi con differenti modalità professionali e relazionali.

Nei tre anni della scuola gli studenti acquisiscono sapere, saper fare e saper essere, così da incanalare le competenze apprese in una professione, attraverso la quale aiutare gli altri a trasformare la propria vita.

La differenza sostanziale tra counseling e psicologia spesso viene travisata e mal compresa. Chiarisci, per cortesia, quali sono le reali funzioni del counselor e in che modo può essere realmente utile?

I counselor si occupano di persone sostanzialmente sane che hanno bisogno di colloqui di sostegno o di aiuto per affrontare problemi relazionali o decisionali, senza la necessità di una cura di tipo psicoterapeutico o farmacologico che richiede competenze e specializzazioni diverse. Inoltre, l’attività di counseling non prevede l’utilizzo di tecniche e metodologie di intervento proprie di figure professionali, quali lo psicologo, lo psicoterapeuta lo psichiatra, come la somministrazione o prescrizione di farmaci, l’utilizzo di test psicodiagnostici e quelle attività che, nel dettaglio, sono proprie di tali figure. Il livello di malessere sul quale può lavorare un counselor è meno profondo e pervasivo di quello sul quale lavorano gli psicologi. Il counselor, inoltre, non può accettare in consulenza chi vuole prendere in considerazione tutto il proprio sviluppo: le difficoltà che il cliente attraversa devono essere limitate ad una specifica area di conflitto (famiglia di origine, famiglia acquisita, lavoro, amicizia, sessualità o hobby).

Essendo il malessere meno pervasivo, anche la durata del contratto di counseling è minore rispetto a quella di un tradizionale percorso psicologico.

Il counseling è, insomma, utile in quelle situazioni in cui la persona si trovi ad attraversare un momento difficile, non sa come affrontare alcuni cambiamenti o prendere decisioni, migliorare la comunicazione con chi le sta attorno o, infine, capire meglio i propri bisogni.

Un obbiettivo il vostro che può correlarsi con diverse realtà sul territorio, come le associazioni e le scuole ad esempio, giusto?

Assolutamente corretto, anzi fa proprio parte dello statuto de “La Fenice APS” la costruzione di reti sociali con altre realtà simili e con il mondo dell’istruzione. Pensiamo infatti che si debba educare al benessere fin da piccoli perché ciò che apprendiamo da bambini è il seme degli adulti che diventeremo domani.

Proprio per questo motivo, l’associazione ha aderito al progetto “Infanzie Felici”. Il progetto, a cui ha aderito una rete di scuole (composta, attualmente, da dodici istituti), promuove una serie di iniziative di formazione e supporto per il contrasto all’abuso sui minori e il maltrattamento infantile. Inoltre, offriamo sostegno medico-psicologico-legale sia alle autorità scolastiche che ai nuclei famigliari interessati da eventi di violenza ai danni dei bambini.

In futuro, affiancheremo di certo altri progetti, frutto della collaborazione con vari professionisti e altre associazioni. Se l’obiettivo è la diffusione di una migliore qualità di vita nella società, non ci si può infatti arroccare in un solipsismo narcisistico, ma è necessario unire le forze di quanti più giocatori in campo possibili.

Che tipo di prospettiva professionale può avere una persona che volesse divenire counselor? Quali sono gli ambiti lavorativi in cui può adoperarsi come figura lavorativa?

Il nostro corso triennale si pone l’intento di formare una figura professionale capace di facilitare processi di autoconsapevolezza e comunicazione interpersonale. Pertanto, è rivolto a persone che desiderano migliorare la propria capacità di comunicare nell’ambito delle relazioni affettive e professionisti oppure che, a diverso titolo, utilizzano la comunicazione come strumento di lavoro. Le lezioni sono anche rivolte a tutti coloro che vogliono ampliare le proprie competenze relazionali. Tra questi, annoveriamo educatori, pedagogisti, operatori sociosanitari e di comunità, esperti nella relazione d’aiuto e nella consulenza in ambito scolastico, dirigenti, manager, formatori, esperti in pubbliche relazioni, selezionatori e responsabili del personale.

Attraverso la nostra formazione, chi ha già un proprio lavoro potrà implementare le nuove abilità acquisite in campo relazionale nella propria professione. Chi invece volesse occuparsi puramente di counseling potrà aprirsi la propria partita IVA e iniziare la propria carriera nella relazione d’aiuto. Alcune lezioni del terzo anno saranno proprio dedicate a fornire indicazioni su come avviarsi alla professione anche a livello burocratico.

Va infine ricordato che il counseling è una professione non organizzata, ovvero priva di una legge istitutiva e di un ordine professionale. A seguito del varo da parte del Parlamento della legge del 14 gennaio 2013, n. 4, “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”, il counselor è stato inserito tra le professioni intellettuali per esercitare le quali non è necessario seguire alcun iter specifico. La normativa lascia al singolo professionista la facoltà di qualificarsi professionalmente, intraprendendo un percorso privato di certificazione professionale presso un’associazione professionale di categoria, oppure attraverso la cosiddetta autoregolamentazione volontaria.

E dopo diverse collaborazioni con enti e associazioni della Lombardia, ora approderete anche a Como. Quali sono i vostri programmi futuri che vorrete proporre sul territorio lariano? In quale modo una persona interessata alla vostra scuola può mettersi in contatto con voi?

Come dicevamo prima, tra i nostri progetti più prossimi c’è sicuramente quello di collaborare con scuole primarie e secondarie per aiutare docenti, ragazzi e genitori fornendo un’educazione al benessere attraverso l’educazione emotiva, l’educazione ai bisogni e l’educazione relazionale.
Proporremo inoltre sul territorio corsi di crescita personale e corsi che abbraccino i tre pilastri della nostra associazione: trasforma la mente, riscopri il tuo corpo e ravviva il tuo spirito.

Promuoveremo infine la nostra scuola di counseling, affinché questa splendida professione, ormai riconosciuta a livello mondiale (Rogers ne ha parlato per la prima volta nel 1951), ma ancora per certi versi “nuova” qui in Italia, possa finalmente fiorire.

Chiunque volesse mettersi in contatto con noi può farlo scrivendo al nostro indirizzo di posta elettronica lafenicetrasformati@gmail.com, oppure visitando la nostra pagina FB La Fenice APS. Potete inoltre trovarci su instagram come @lafenice_APS e visitare il nostro sito internet https://lafenicetrasformati.wixsite.com/website

Grazie a Marco abbiamo capito e compreso che il counseling è un intervento diretto al superamento delle difficoltà di adattamento rispetto a specifiche situazioni di tensione, cercando di stimolare le capacità di reazione. Si occupa di problemi non specifici come prendere decisioni o del miglioramento delle relazioni interpersonali e, contestualmente, circoscritte. Un modo splendido e funzionale per poter essere d’aiuto al prossimo, svolgendo una professione gratificante, di rilevanza per la società che ci circonda, sempre più bisognosa di supporto e sostegno.