La natura esposta

La montagna, aspra terra di frontiera, è dimora famigliare ad uno scultore che vi ha trascorso la propria, per lo più insipida, esistenza. Per questo non ha nome il protagonista de “La natura esposta”, poiché è ciascuno di noi individualmente. E quale frontiera montuosa, ispida e scoscesa, che alberga nell’animo di ogni uomo Erri De Luca, autore del romanzo, ci accompagnerà a scoprire, conoscere ed approfondire!

Il romanzo è melanconico, persino crepuscolare nei toni, autunnale nei sentimenti, introspettivo negli interrogativi che stimola, breve nella narrazione, ma ampio nel suo respiro etico.

La montagna non soltanto è riuscita ad instillare, nell’animo narrante del protagonista anonimo, un acuto sentimento introspettivo. Gli ha elargito anche, a suon di bacchettate severissime, soprattutto la tempra adeguata, Cireneo dei tempi moderni, a sopperire alle necessità delle persone che incontra quotidianamente nella sua attività illegale di passatore.

Lo scultore, infatti, è membro di una cricca, insieme al fabbro e al fornaio, dedita al traffico di migranti, provenienti dall’Africa, diretti a varcare il confine sui crinali, pur di raggiungere salute e protezione in una nuova patria nell’Europa continentale.

Ma, ben presto, giunge ai ferri corti con i suoi soci, allorquando scoprono che egli non si intasca il corrispettivo dell’immorale guadagno ma restituisce ai profughi la metà del compenso pattuito.

Infatti, uno di questi fuggiaschi, un giornalista africano, una volta raggiunta la salvezza e trovata occupazione professionale in una redazione, rivela la pratica, colma di pietà, del “santo dei monti”.

E così, per non prendersi una coltellata in pancia dai suoi soci, è costretto ad emigrare a sua volta, lui senza più futuro, restauratore dei futuri altrui.

Giunge a Napoli e un sacerdote scopre il suo talento. Infatti, la buona fama che si porta appresso, di essere un abile intagliatore e un raffinato scultore, gli procura un incarico di prestigio.

Non si tratta più di raccattare pezzi contorti di tronchi, oppure pietre abbandonate dal fiume sul proprio greto. Egli dovrà mettere mano al restauro di un grande crocifisso marmoreo.

Se non che, l’affare si rivela, fin da subito, assolutamente problematico e di non piana risoluzione. Mentre rimuove il rivestimento protettivo, che la pietà dei fedeli aveva posto sulle pudenda del Cristo morente, “il santo dei monti” si imbatte in una scoperta sconcertante.

Ciò che i lombardi definiscono “vergogne”, i veneti “natura” e i friulani “fastidio”, lo scultore di quel Cristo ha voluto scolpire in maniera sconvolgente nello spasmo della morte.

Restituire la scultura alla sua integrità primigenia comporterà per le autorità ecclesiastiche doversi assumere l’onere che la “natura” di quel crocifisso venga di nuovo “esposta” nella sua perturbante e mai vista sinora estroflessione, inconcepibile dalla quieta – nella fede – anima semplice dei fedeli e di non pochi benpensanti, gretti tradizionalisti.

La “natura” del Cristo è soltanto la prima delle scoperte che le sue mani di scalpellino portano alla luce. Scoprirà il significato di qualcosa che lo ha da sempre riguardato molto da vicino e da cui “il santo dei monti” ha costantemente rifuggito.

In ciò risiede la delicatezza di Erri De Luca quando, nelle frasi, scritte in forma solo apparentemente autobiografica, in realtà impongono al lettore di dialogare con se stesso e a riguardo di se stesso.

In definitiva, l’invito che vi si intravede in filigrana è indurre il lettore a deporre i panni di un certo perbenismo e affrontare la sconcertante realtà (qualunque essa sia, politica, etica, religiosa, affettiva…), anche quando ci sconvolge nel profondo, poiché alla nostra coscienza si espone come nella sua natura essa, ineluttabilmente essa è.

Nuda, nient’altro che nuda. Scandalosamente nuda.

Universale Economica Feltrinelli