Il mio cuore cattivo

Wulf Dorn, scrittore brillante e maestro indiscusso dello psicothriller, dopo il successo dei precedenti suoi tre capolavori, tra cui “La psichiatra”, esce in Italia con il nuovo bestseller, “Il mio cuore cattivo”, un romanzo nel quale la suspence e i repentini, accelerati colpi di scena si susseguono travolgenti, mentre lo sviluppo della storia rapisce il lettore in una profonda introspezione, alla ricerca del male che potenzialmente alberga nel cuore di ciascuno di noi.

Non è, dunque, esclusivamente uno sforzo narrativo l’opera di Dorn, bensì un invito, mentre seguiamo le vicende che coinvolgono e travolgono la protagonista, un monito ed un percorso a riscattarci dal male. “Malvagi, cattivi – chiosa l’autore nella postfazione – siamo solo quando facciamo deliberatamente cose che danneggiano il prossimo. È un qualcosa che comincia in piccolo e finisce in grande”. Il destino non è ineluttabile. Dal male che ci attanaglia l’anima dobbiamo e possiamo affrancarci.

Dorothea Doro, come preferisce farsi chiamare – è pazza.

Ha trascorso i migliori anni della propria adolescenza rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Su di lei – la pazza – immediatamente si erano addensati, fino a convergere come prove schiaccianti, tutti i sospetti degli inquirenti per la morte violenta e misteriosa del fratellino, il piccolo Kai, scoperto esanime nel suo lettino la notte in cui Doro era stata obbligata dai genitori a fargli da babysitter.

Per questa via, infatti, le era sfumata la festa fantastica durante la quale avrebbe potuto incontrare Ben, il ragazzo di cui era sfrenatamente innamorata. Ma la sua follia sarebbe esplosa di lì a poco, dopo aver ricevuto la telefonata di Bea, la migliore amica o, per così dire, quella che, fino ad un istante prima, considerava tale. Ubriaca, la informava di aver pomiciato con lui. Dopo di che, blackout totale nella memoria di Doro.

Nessun ricordo cosciente, ma solo un’eco subconscia che l’accusa, nel cupo gorgo dell’oblio senza ricordo, del più orribile dei crimini. Sta di fatto che l’innocente Kai ci rimise la vita.

Ma è risaputo: “Nessuno sfugge al male che ha commesso”, come rimprovera alla sua coscienza la voce che risuona nella mente di Doro e che, da quella notte maledetta, la perseguita in un dialogo interiore nel quale la ragazza esce inevitabilmente sconfitta.

Poiché, da allora, non è più riuscita a distinguere la realtà dalla sua immaginazione allucinata.
Ed anche ora che vive in una nuova casa, frequenta assiduamente Julian, figlio del suo psichiatra, il dottor Frank Nord, le voci che credeva di aver sconfitto, dopo l’uscita dal manicomio criminale, tornano a farsi sentire.

Anche le allucinazioni non le danno tregua. Una notte, infatti, incontra un ragazzo sanguinante, in fuga da una presenza demoniaca, mentre invoca da lei un soccorso disperato.

Tuttavia, scompare senza lasciare alcuna traccia. Scopre che si tratta di Kevin, il ragazzo che si era suicidato esattamente il giorno in cui Doro era arrivata nella piccola cittadina di Ulfingen, dove la madre aveva deciso entrambe avrebbero traslocato, per riguadagnarsi ad una nuova vita, lontane dalle allucinazioni di Doro.

Ma Kevin è morto. Quindi, Doro è ancora in balìa delle sue allucinazioni? Proprio come quando si ritrova a parlare con la “ragazza-insetto” che le ammonisce di riconoscere la propria colpa, di confessare a sé stessa di non essere nient’altro che una persona riprovevole, dal cuore cattivo, di riversare la propria coscienza nell’unica e sola ammissione che costituirà il farmaco più efficace nel liberarla dalla follia.

Ammettere tutto ciò comporta, contestualmente, per Doro la necessità di doversi riconoscere nuovamente pazza. Ma rifiuta di credere di essersi inventata tutto. Lei è una “sinestetica, una sensitiva. Una che qualche volta sa vedere più di altri. Uno strumento accordato in un modo molto raffinato” le aveva confidato il dottor Nord, per rassicurarla.

Insieme a David, un amico strampalato, riconosciuto dai suoi concittadini anche lui un po’ picchiatello, ma l’unico a credere realmente ai fatti narrati da Doro, decide, dunque, di indagare su questo Kevin e sul suo fantasma che le appare dal buio della sua mente ottenebrata in maniera tuttavia tanto, troppo reale.

A bordo della sua bicicletta rosa, Miss Piggy, la giovane Dorothea intraprende la sua indagine che la farà precipitare in un incubo, evadere dal quale appare evidente diviene, giorno per giorno, sempre più impossibile. Soprattutto, riuscire a farsi credere dalla gente, giacché tutti danno per certo il fatto che lei sia una pazza.

Doro entrerà, finalmente, in un dialogo onesto con la propria coscienza, con il proprio cuore cattivo e, mentre dissolve, uno ad uno, i fantasmi del suo passato, recupererà insieme alla stima di sé anche la lucidità mentale di riconoscersi una persona meritevole di venire amata.

Pur nella consapevolezza che “In ognuno di noi c’è qualcosa di malvagio, di cattivo, di perverso. È la parte di noi alla quale dobbiamo stare sempre molto attenti, ma che qualche volta è più forte di noi.”

I grandi TEA – Mauri Spagnol Editore