Federica Rossi , storie di giornalismo e passione

Ben tornati sulla rubrica di Como for You dedicata al “Capitano Alexander”.
Anche oggi è mio piacere presentarvi una grande icona di spicco del nostro territorio comasco, nonché mia grande amica e persona meravigliosa.
È con noi Federica Rossi, giornalista di esperienza da moltissimi anni ma, soprattutto, persona dedita alla divulgazione dell’arte e della cultura nel nostro Paese. Grazie a molti dei suoi articoli, numerosi artisti (compreso il sottoscritto) e associazioni locali hanno guadagnato visibilità e valore. Non stiamo parlando esclusivamente di immagine o del semplice apparire: Federica esprime concetti spontanei e sinceri, scrive con il cuore e quello che pensa lo trasmette attraverso le sue parole, sempre gentili e ben costruite, che toccano l’interesse e la sensibilità del lettore. Sono andato ad intervistarla per voi, in cerca di qualche dettaglio o segreto sul suo grande talento.

Federica, è un piacere averti ospite speciale in questa rubrica di Como for you. Il tuo talento, la tua passione, quella del giornalismo, da quanti anni la pratichi? E come è nato questo amore?

Grazie a voi di avermi invitata. Il giornalismo ha esercitato un fascino su di me circa 25 anni fa, quando, grazie a un amico scrittore toscano, ho iniziato una collaborazione con due riviste fiorentine. Mi era stato dato uno spazio per recensire film con tematiche centrate sul mondo dei giovani. Diciamo che, in quella opportunità, ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo del giornalismo, consapevole che comunque la strada sarebbe stata ancora lunga da percorrere. Tieni presente che ho un’altra attività lavorativa, che però non lascia margini alla mia creatività. Pertanto, evadere da quel lavoro significava ossigenare la mia mente. In quegli anni è nato un nuovo quotidiano, Il Corriere di Como, a cui mi sono proposta come collaboratrice. Lì posso dire di essere stata forgiata da un corso offerto dal Corriere della Sera e da colleghi giornalisti professionisti. Dalle prime esperienze per recensire spettacoli per ragazzi, alle interviste a personaggi pubblici del panorama nazionale e internazionale. Con tenacia e umiltà, ho costruito la mia credibilità e oggi, dopo anni, collaborando con La Provincia di Como, quotidiano storico della città, continuo con le mie recensioni di libri o mostre e soprattutto ad intervistare scrittori, registi, attori o personaggi locali di rilievo. Di sicuro ho capito che forse, il giornalismo avrebbe potuto essere la vera strada da seguire, se l’avessi scelta da ragazza. Ma a giochi fatti è assolutamente inutile guardarsi indietro, meglio proseguire con energia questo percorso anche in futuro.

Quali sono state le tue esperienze, in questo ambito di maggior spicco o che ti hanno segnato in qualche modo, soprattutto a livello formativo?

Ricordo bene la prima intervista con immensa emozione. Sia perché prima intervista diretta, sia perché rivolta ad un grande personaggio. Sono stata tra le poche privilegiate ad intervistare, prima della sua scomparsa, Bruno Munari, uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX secolo, nella sua casa a Milano. Sarebbe un torto citare qualcuno piuttosto che un altro: tutti mi hanno regalato qualcosa in più, mai in meno. Non è necessario siano stati famosi. Di certo, l’incontro con una persona che apre le pagine della sua vita privata e artistica, offre un arricchimento di cui occorre far tesoro. Eventi e personaggi famosi (e meno celebri) hanno contribuito, regalandomi qualcosa, arricchendo il mio bagaglio di esperienza. Spesso, personaggi pubblici, nel raccontarsi in un’intervista, oltre a rispondere alle domande, confidano aspetti molto privati, di cui poi chiedono non vengano resi pubblici. Credo sostanzialmente che, mantenendo fede alle loro richieste, abbia contribuito a dare alla mia persona maggiore credibilità, necessaria a qualsiasi giornalista che si occupi di cultura e spettacolo, rispettare il privato di chi si sta intervistando. Oltretutto, se si lavora per una testata che non vive di gossip, ritengo sia molto importante. È
una lista lunga: in vent’anni ho intervistato artisti, cantanti, attori anche internazionali, non ultimo Glenn Cooper. Una bella esperienza, anche se filtrata dall’interprete! Amo l’intervista diretta, guardare negli occhi l’intervistato… Solo così si avverte il calore, l’imbarazzo, la vibrazione del suo cuore, le sue emozioni.

Il mestiere del giornalista, secondo le tue considerazioni e esperienze maturate nel corso di anni, ha subito grandi cambiamenti in questi diversi passaggi generazionali? Quanto ha influenzato, secondo te, la nascita di molteplici testate giornalistiche on-line?

Senza dubbio, il giornalismo è in continuo cambiamento, come tutto, d’altronde. Tutto viaggia velocemente: come le notizie, le immagini viaggiano in tempo reale e al giornalista non rimane che essere interprete di un evento, cercando di avere lo sguardo più oggettivo possibile. Rimane il fatto che l’approfondimento di largo respiro, l’intervista, rimangono un elemento di piacere nel lettore che ancora ama aprire un giornale, che ama sfogliare le pagine di carta. Questo è il motivo per cui credo che il libro, il giornale, la carta stampata non potrà sparire finché ci saranno i cultori che apprezzano la lettura di questo tipo. Il giornalista si dovrà comunque adattare ai tempi se non vuole restare tagliato fuori.

Fra tutti coloro che hai intervistato, personaggi di spicco dell’ambito artistico, politico, sportivo o di attualità, chi fra tutti ti ha maggiormente colpito sul piano emotivo?

Privilegiare un nome, rispetto ad altri non lo trovo giusto. Ho passato dieci anni ad ammirare artisti anche internazionali nel vecchio Casinò di Campione. Li ho conosciuti nei loro camerini, a tavola, cenando con loro come fossero vecchi amici e con alcuni ho instaurato un rapporto di amicizia, come con Piero Cassano e Giorgio Biavati. Ricordo l’incontro con Dionne Warwick, splendida interprete di Burt Bacharach. Sono cresciuta con i suoi brani, ascoltati dai miei genitori, un momento davvero emozionante. Attori di levatura come Proietti, Montesano, personaggi come Baudo, cantanti come Leali, Oxa, Albano, Giorgia, Alex Britti, Baglioni, Antonacci e molti altri hanno lasciato una piccola traccia. Conoscerli dal vivo rivela aspetti umani inaspettati.

Non solo giornalista ma anche superba scrittrice… Raccontaci anche di questa passione.

Questa è una passione più radicata. Ricordo, sorridendo, la Federica che a 14 anni scriveva gialli per ragazzi e li illustrava. Non li leggeva nessuno ma a lei questo bastava. Poi brevi racconti, emozioni sintetiche, scritte sulla carta, hanno lasciato il posto a racconti per bambini, una sorta di favole moderne, sempre accompagnate da mie illustrazioni, molto minimaliste. Il piacere di scrivere non mi ha mai abbandonato e pare sia una caratteristica di molti italiani. È un’attività questa, a prescindere dall’aspetto commerciale, che mi piace particolarmente perché mi permette di liberare la fantasia. Altrettanto piacevole è il giornalismo che ha caratteristiche diverse: richiede di restare aderente alla realtà. Scrivere per sé è molto diverso dallo scrivere per gli altri.

Ultima domanda: essendo presente da molti anni sul territorio comasco, quali sono, a tuo modo di vedere, i cambiamenti avvenuti nel panorama culturale e artistico, rispetto alla situazione di fine anni Novanta? C’è, secondo te, un miglioramento o la possibilità di portare questa città ad un livello di sensibilizzazione maggiore sotto questo aspetto?

Ho conosciuto molte associazioni, molti artisti giovani, ricchi di buoni propositi e di creatività che meriterebbero di essere valorizzati sia a livello cittadino che oltre. Questo sottobosco artistico di valore si scontra, purtroppo, con costi di produzione ma, soprattutto, con una città che oppone una resistenza al cambiamento. Como sta bene nel suo elegante torpore. Ogni tanto si stiracchia e si risveglia con qualche evento, ma senza dubbio, troppo limitato nel tempo. Piange il cuore se si pensa che anche le grandi mostre abbiano abbandonato la nostra città.
Gli artisti hanno bisogno di spazi, di ambiti di largo respiro che possano offrire la possibilità di esprimere le proprie opere. Questo viene in parte attuato con la musica, quando Como crea l’evento in cui, in più location cittadine, si esibiscono gruppi emergenti. Per quanto riguarda le altre arti, il teatro, la fotografia non vedo molta apertura, se non in piccoli ambiti di quartiere. Pur rimanendo pregevole il tentativo di risvegliarsi, di svecchiarsi, Como appare sempre infastidita dal nuovo, da quel qualcosa che spezza la sua noiosa abitudine quotidiana. Al di là del discorso politico – che non ho intenzione di intraprendere – non bastano i pochi sforzi, quando non ci sono più grandi mostre, come in passato, spettacoli teatrali di qualità, musical. Sperare comunque che qualcosa cambi non guasta. Ci sono persone colte e coraggiose, di spicco, a livello cittadino che si battono per far decollare questa splendida città, già fortunata, perché dotata di un paesaggio naturale straordinario.

Ringrazio Federica per il tempo che mi ha concesso. È stato particolarmente emozionante per me poter “ribaltare” i ruoli e intervistare una persona che nel corso di questi anni, in svariate situazioni, ha saputo concedermi la sua attenzione, donando a mio favore parole e pensieri che ancor oggi porto nel cuore e mi motivano a non mollare mai.
Un sentimento che, sono sicuro, molte altre persone, oltre a me, pensano e vorrebbero esprimere nei suoi confronti.
Tutto questo rende Federica uno dei personaggi più autentici e sinceri nell’ambito giornalistico territoriale ma, più di ogni altra cosa, una grande amica.