Dolores Longhi, il sorriso che apre i cuori e le menti

Ci sono volti noti del nostro territorio che, in qualche modo, rappresentano l’immagine iconica di riferimento in alcuni settori, dallo sport al sociale, dalla cultura all’arte.
E’ un piacere, quindi, poter oggi intervistare una persona speciale e competente del giornalismo e dell’intrattenimento televisivo locale, nonché mia amica, Dolores Longhi. Oltre ad essere la strepitosa conduttrice della trasmissione “Angoli” su Espansione TV, è un personaggio di spicco del panorama culturale e sociale, attivo su molteplici fronti.

Dolores la tua passione per il giornalismo quando è nata? Ma soprattutto come è nata?

Più che di passione per il giornalismo, direi che si tratta di “interesse verso gli altri”, curiosità “positiva”, desiderio di sentire un racconto. Parrà strano, ma nasce dal mio approfondimento verso la Medicina Tradizionale Cinese, che insegna ad avere uno sguardo “analitico” verso la persona. Dall’osservazione, puoi comprendere molto.

Sei presentatrice del programma Angoli che va in onda su Espansione TV da molto tempo. Come reputi questa esperienza di lavoro? Ne hai avute altre simili a questa in passato?

Angoli, lo dico con affetto, è diventato un programma totalmente costruito da me. Mi piace questa cosa. E tutti gli ospiti, sono ospiti MIEI, entrano a casa mia. Per tale ragione, li accolgo sempre con massima disponibilità. Del resto, questo è il mio carattere.

Ho condotto la precedente formula di ANGOLI, dieci anni fa, ovvero 031. Poi sono passata al TG. Mondi diversi, dove la comunicazione (almeno secondo me) non deve prescindere comunque dal tuo modo di essere. Ovvero, si può sorridere anche al TG, magari quando saluti. Questo perché entri nelle case delle persone, diventi un volto amico. E quando si va a casa degli altri, così come quando si riceve un ospite, la cordialità e il sorriso sono rassicuranti.

Grazie a questa trasmissione avrai avuto modo di conoscere diverse figure di spicco in diversi settori come l’arte, lo sport, la politica e il sociale. Questo ha, in qualche modo, cambiato il tuo pensiero o il tuo giudizio personale?

Ognuno ti porta una storia, sempre se gli permetti di raccontarla. E si apprende moltissimo. Ogni ospite è una lezione di vita, un carico di informazioni, un modo di raffrontarsi al mondo che deve essere spunto di riflessione.

Non si tratta di cambiare il proprio pensiero, ma di amplificarlo attraverso le esperienze degli altri.

Tra le persone che hai intervistato, vi è mai stato qualcuno che, in qualche modo, ti ha sorpreso o ti ha messo in una situazione imprevista?

Non ricordo un fatto in particolare. Quindi diciamo che non ho vissuto imbarazzo o difficoltà. Sicuramente, ho intervistato così tante persone che ho avuto occasione di conoscere tanti aspetti dell’animo umano. E’ interessante vedere come arrivano in studio, come si comportano, come si siedono, come guardano.
Come ti dicevo, basta lasciar fare e osservare. Ognuno è un libro aperto se sai leggerlo.

Dolores, tu hai una visione di Como molto privilegiata: conosci, infatti, molte iniziative sul territorio e gran parte dei movimenti attivi nei più disparati ambiti sociali. Qual è il tuo parere in merito alla cultura e all’arte di questa città?

Como è una realtà molto più dinamica di altre, anche se si possono muovere delle critiche o, meglio, degli stimoli. Ma vedo molta voglia di fare e di esserci. Le iniziative sono molteplici e la risposta sempre soddisfacente. Però AVANTI TUTTA!

Non solo giornalista, ma anche artista. Mi piacerebbe far conoscere ai nostri lettori la tua passione per la musica e il canto. Raccontaci questa storia.

Tutto parte da lontanissimo. Parlare e cantare, stessa cosa. Mia madre mi descrive come una bimba timida e a volte malinconica, ma molto testarda e determinata, che cantava e ballava tutto il giorno i brani di Raffaella Carrà. Una pazza, praticamente.

Poi arriva lo studio del pianoforte e della chitarra, più per far piacere a mia madre che a me. Poi, ancora, il conservatorio. Infine, Castrocaro: tanti spettacoli in teatro con orchestra dal vivo, qualche CD in italiano e in inglese. Insomma, bei ricordi. Ma non ho mai avuto ambizione di carriera. Amavo studiare canto e cantare chiusa in casa. Tutti gli amici, le amiche, i pochi fidanzatini e alla fine mio marito, dicevano sempre: “Oh Mamma! Adesso inizia a cantare e non la smette più!”.
Abbiamo sempre riso molto!

Se potessi esprimere un desiderio oggi, vorrei svegliarmi domattina ed essere Brian May, un chitarrista pazzesco, oltre che cantautore e compositore, oltre che britannico, che non è poco, oltre che membro dei Queen, che è un dono del Cielo, perché io sono davvero ROCK, anche se forse non sembra.

Quali sono i valori in cui credi e che ti aiutano definirti in ciò che sei e in ciò che fai ogni giorno?

Molta determinazione, sempre.

Mai paura delle difficoltà: sono solo prove per vedere se ce la fai.

Grande rispetto per le persone, TUTTE.

Essere “previsionali” nel bene collettivo. Credo molto nel team. Non sono per nulla individualista.
Esserci, non a parole ma con le azioni.

Detesto la falsità e chi ti usa, ma lo capisci subito, e questi sono rami secchi da eliminare senza rimpianti.

C’è qualche sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

L’ho detto: Brian May e poi imparare bene a suonare il basso, altra figata.

Magari che qualcuno scrivesse una canzone per me… Molto figo!

Qual è il rimpianto più grande che hai in merito a qualcosa che avresti voluto?

Non cose importanti.

Forse appassionarmi ad uno sport. Imparare a sciare bene o a nuotare bene. Sugli sci so girare solo da una parte e, in acqua, praticamente galleggio. Si! Avrei dovuto essere più sportiva. Di sicuro.

Prima di lasciarci, un’ultima richiesta: se dovessi lanciare un messaggio per i giovani che vogliono intraprendere un percorso o una carriera, magari come la tua, cosa ti sentiresti di suggerire loro?

Tante cose arrivano in modo inaspettato. Direi loro che spesso ti fai un film della tua vita e poi succede tutt’altro. La cosa importante è essere RESILIENTI (altro VALORE INDISPENSABILE). Saper capire che il nostro Karma e il nostro senso in questo mondo lo comprendiamo solo strada facendo, perché è già scritto. Conta esserci, percorrere con impegno la strada della vita, qualunque essa sia, anche se ti porta da tutt’altra parte. Significa che quella era la cosa giusta per te, all’interno di un grande disegno.

A distanza di mesi sono riuscito a rendere possibile questa intervista e sono contento di poterla condividere con voi, lettori di Como for you, donandovi un punto di vista più introspettivo e variegato, la vision di Dolores, la sua concezione del mondo, la sua attenzione alle persone. Sono un grande estimatore del suo programma, consapevole che esso svolge un ruolo fondamentale a servizio della città di Como e dei comuni limitrofi. Il sorriso di Dolores Longhi, la sua simpatia e il suo modo di mettere a proprio agio ogni interlocutore rende semplice ed efficace quello che per molti viene concepito come un ostacolo irto di difficoltà. Quell’ostacolo costituito dalla complessità della comunicazione e quel forte senso di smarrimento che attanaglia molte persone volenterose di lanciare un messaggio alla popolazione, impedendo loro di farsi sentire. Parliamo di far conoscere storie, eventi, iniziative, testimonianze di vario tipo che non solo fungono da informazione per gli spettatori, ma come interpreto io, sono pillole di vita. Se condivise, divengono un utile strumento di aggregazione e di unione, in una città che, sotto questo aspetto, deve imparare a migliorarsi. E deve altresì imparare a sostenersi con le proprie (molteplici) forze, presenti sul territorio, spesso sconosciute fra di loro ma capaci, se unite ad altre, di grandi potenzialità.

Questo Dolores lo sa e, nel suo fare quotidiano, nel suo lavoro, svolto con passione e dedizione, riesce ad essere quel collante capace di dare un’opportunità a chiunque senta il bisogno di volersi far conoscere, divulgando un messaggio. Un sorriso capace di aggregare diversi punti di vista, storie di vita, quelle che ci appartengono e ci rendono unici, ma più vicini fra noi.